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“Niente paura, Siena è sicura”, parola di sindaco (un po’ Candido, un po’ Berlusconi)

  • Posted by O-Zone on 10 settembre 2009
  • Da Il CIttadino Online:

    Chi come me (classe 1939) è nato prima della guerra, ma anche durante o subito dopo, se lo deve ricordare. Ancora negli anni ’50 e primi ’60, la sera prima di andare a letto in famiglia ti facevano sciacquare accuratamente la bottiglia del latte e ti mandavano a depositarla sulla soglia esterna del portone d’ingresso, insomma direttamente sulla strada. La mattina dopo, verso le sette o le otto, si scendeva, si apriva il portone e si raccoglieva dalla soglia la bottiglia piena di latte e chiusa da un tappo di carta argentata: molto presto, anche prima delle cinque, infatti, era passata la lattaia che aveva sostituito la bottiglia vuota con quella piena. Non ho memoria che la mattina si sia mai trovata la bottiglia, piena o vuota che fosse, rotta per un atto vandalico e meno che mai che non ci si sia trovata affatto perché rubata. Eppure erano tanti i personaggi con storie e attualità al limite del codice penale ed anche oltre che in quei vicoli dell’Onda vivevano o transitavano. Provate oggi, non solo nell’Onda ma ovunque, a mettere fuori del portone una bottiglia piena di latte alle cinque del mattino: alle otto ce ne trovate due.

    E quando mai, per restare in tema di contrada, ci sfiorava la preoccupazione che le bandiere messe la sera per la festa titolare potessero essere rubate nella notte? Dopo abbiamo tutti dovuto alzare il ferro portabandiera a 4 metri dal piano stradale.

    IL PREFETTO DI FERRO: VI CI DOVETE ABITUARE!

    Potrei continuare per pagine: oggi a Siena si registrano scippi, stupri, aggressioni, furti e rapine che allora erano assolutamente inesistenti. Ed anche qualche omicidio, mentre in passato se ne ricordavano, a parte i torbidi che accompagnarono la fine della guerra, due soli: uno nel ’32 e uno nel ’68, ambedue per motivi passionali e ambedue in provincia.

    C’è stato un prefetto, neanche tanti anni fa, che di fronte alle proteste dei cittadini perché la situazione stava precipitando ogni anno di più, ebbe l’impudenza di dire alla stampa che non potevamo continuare a considerarci un’isola, una “repubblica a sé stante”: dovevamo abituarci all’idea di vivere come si viveva altrove. Come risposta del primo responsabile della sicurezza pubblica al popolo che lo sollecitava a fare il proprio dovere contro la criminalità e che per questo gli pagava pure un lauto stipendio, non c’è davvero male.

    Ma ancora peggio l’attuale sindaco Maurizio Cenni, che quel disagio avvertito dal popolo addirittura lo nega. Peggio, perché quel prefetto era un servo dello Stato, mentre il Cenni è un “servo” del popolo che lo ha eletto e che pure lo mantiene e neanche male. Peggio, perché lui non è poi tanto più giovane di me e, da senese, quel costante degenerare anno dopo anno del “pacifico stato della città”, come si chiamava la qualità della vita in epoca comunale, deve necessariamente averlo avvertito in prima persona. E allora delle due cose l’una: o non dice quello che pensa (nel senso che ci inganna, cosa parecchio preoccupante) o non s’è accorto di niente (cosa che ci dovrebbe preoccupare parecchio di più).

    NON E’ UN PROBLEMA DI SICUREZZA, MA DI REGIME

    Personalmente però traggo un’altra conclusione. Cenni sostiene che le preoccupazioni dei cittadini discendono da una infondata “percezione di minaccia”. Insomma sarebbe come il “caldo percepito” che, a detta dei meteorologi, i cittadini percepirebbero spesso a un livello più alto del reale. Già, ma qual è la temperatura reale? Quella che sento e mi fa soffrire o quella che leggo sul termometro? A me, leggere sul termometro che la temperatura è più bassa di quella che sento, non mi fa sentire più fresco. Ma anche se fosse, anche se la “percezione di minaccia” che i cittadini provano fosse esagerata rispetto a quella che prova il sindaco, cosa deve prevalere in democrazia, la percezione dei Senesi o quella del Cenni? E qui temo che stia il vero nodo del problema. Decenni di sedimenti ideologici impediscono al Cenni di capire che lui è lì per eseguire la volontà popolare, non per imporre al popolo, come un dittatorello qualunque, le proprie “percezioni”, vere o false che siano (ha perfino buttato un ballino di soldi, presi dalle nostre tasse, in una campagna pubblicitaria per convincerci che in tema di sicurezza noi avevamo torto e lui ragione).

    Di più: è convinto – come Berlusconi che ce lo ripete tutti i giorni – che bisogna essere ottimisti, che il bicchiere è mezzo pieno e non mezzo vuoto, che le brutte notizie tipo quelle sui deficit di sicurezza, fanno male all’anima, meglio negarle. Come per il Candido del Voltaire anche per Cenni e Berlusconi il loro è il migliore dei mondi possibili. Anche per Mussolini, che arrivò a vietare alla stampa la pubblicazione delle brutte notizie soprattutto di cronaca nera.

    I regimi si assomigliano tutti un po’.

    di Mauro Aurigi


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