July 30, 2010 - Fri
Associazione Grilli Parlanti
Una voce indipendente a Siena e provinciaInvaso di San Piero, passato e presente di una “cattedrale nel deserto”
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L’invaso di San Piero fu costruito con un grande sforzo amministrativo, economico e politico da un consorzio a cui aderirono tutti i comuni interessati al progetto: Montepulciano, Castiglione d’Orcia, Radicofani, San Quirico, Chianciano e Pienza.
Oggi, dimenticata fra i sassi come una di quelle opere che vengono definite a giusta ragione una “cattedrale nel deserto”, la diga della Valdorcia serve soltanto a testimoniare l’incapacità delle amministrazioni locali che si sono succedute nel tempo: incapacità nell’affrontare un recupero e nel concludere un’opera mastodontica ma, ai fatti, utile.…
Se la diga di San Piero fosse stata realizzata – oggi – disporremmo di un invaso artificiale della capacità utile di 10,7 milioni di metri cubi d’acqua. Di tale capacità si sarebbe potuto fare un utilizzo plurimo, ci sarebbe stata acqua per tutti e per tutto: dall’irrigazione agricola per un comprensorio di 3.100 ettari, all’uso potabile, artigianale e per l’ambiente (l’invaso avrebbe alimentato anche il fiume Orcia che, invece, nel frattempo è stato distrutto dalle draghe che hanno portato via la ghiaia; cos’ì l’acqua, quella poca che non è sottratta dalle piscine degli agriturismi, dagli agricoltori e dai Comuni, sparisce nel letto nudo del fiume). Su questa, che è una catastrofe ambientale macroscopica, cosa hanno da dire gli ambientalisti del “microclima”?
Un progetto importante quello dell’invaso di San Piero che, fino al 1986, fu finanziato dal Ministero dell’Agricoltura e dalla Regione con ben 20 miliardi di lire ma che, un brutto giorno, e senza dare spiegazioni che andassero oltre il “microclima”, la Regione ha abbandonato interrompendo i finanziamenti e lasciando i lavori al punto in cui ancora oggi sono.
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