July 30, 2010 - Fri
Associazione Grilli Parlanti
Una voce indipendente a Siena e provinciaBill Emmott: Una vittoria per le minacce, l’influenza mediatica e il clientelismo
Da gentile segnalazione e traduzione di Guido.
Bill Emmott: Una vittoria per le minacce, l’influenza mediatica e il clientelismo (The Guardian, 16 aprile 2008)
Bisogna ammettere che ha talento. Il trionfo di Silvio Berlusconi alle elezioni generali in Italia, vincere un terzo mandato come presidente del consiglio – all’età di 71 anni e meno di due anni dopo la sconfitta del suo precedente governo durato cinque anni che ha lasciato l’Italia all’ultimo posto dell’Europa occidentale come crescita economica – è un fatto piuttosto notevole.
E’ una testimonianza della sua capacità di ripresa, ma anche di una campagna piena di scherzi e provocazioni. La sua vittoria dovrebbe, comunque, essere estremamente preoccupante per chiunque abbia a cuore la democrazia.
Oltre al suo indubitabile appeal, Berlusconi ha avuto altri vantaggi importanti. E’ di gran lunga l’uomo più ricco di Italia e si gode quasi un monopolio della televisione commerciale, un grande impero pubblicitario, e molti altri interessi. Un tale dominio dei mezzi di radiodiffusione da parte di un leader di partito sarebbe considerato in ogni altro paese Europeo una violazione inaccettabile della democrazia. Infatti se l’Italia fosse candidata a diventare membro della Comunità Europea, questa concentrazione di potere costituirebbe un ostacolo; ma siccome ne fu un membro fondatore nel 1957, né i governi, né la commissione europea osano sollevare la questione.
Come candidato oppositore, la proprietà di tutte le televisioni commerciali – eccetto la debole La7 e Sky Italia, anch’essa tendente a destra – ha aiutato Berlusconi enormemente. Quando è al governo questo vantaggio risulta essere anche maggiore, ha sfruttato e sfrutterà per quanto gli è possibile la tradizione italiana di interferenze politiche nel sistema pubblico di radiodiffusione della Rai. Una importante ragione per cui perse di una misura così stretta nel 2006, nonostante il suo governo fosse largamente considerato un fallimento, è il fatto che praticamente l’intero flusso di notizie era sotto il suo controllo. Durante la campagna elettorale queste paure non possono essere state assenti dalle menti di ogni giornalista e commentatore politico della Rai che volesse preservare il posto.
A questo punto dovrei dire che ci sono dei precedenti tra me e Berlusconi. Nel 2001, quando ero il redattore dell’Economist ed un’altra elezione era imminente in Italia, conducemmo un’inchiesta sulle sue finanze e sui suoi vari intrichi legali. Come risultato di quella inchiesta, consapevoli del suo conflitto di interesse in quanto proprietario di mezzi di informazione, lo dichiarammo sulla nostra copertina “inadatto a governare l’Italia”. Metà Italia vilificò l’Economist per questo, l’altra metà ci beatificò. L’ancora vittorioso Berlusconi ci etichettò come “comunisti”, sottolineò correttamente la mia somiglianza con Lenin e ci presentò la prima di due cause per diffamazione, le quali stanno ancora rimbalzando per le corti italiane.
La notorietà che ciò ha portato è stata una cosa positiva, ma dietro vi sono delle serie problematiche. Coloro che difendono Berlusconi sostengono che vi sia abbondanza di competizione tra i media italiani, quindi il fatto che egli sia proprietario di reti televisive non ha alcuna importanza. E invece certo che ne ha, dal momento che la TV è molto più potente della stampa, ma Berlusconi utilizza anche una mistura di azioni legali, clientelismo e minacce per intimidire i giornalisti italiani.
I suoi sostenitori affermano soprattutto che non sia mai stato dichiarato colpevole di alcuna accusa a suo carico. Questa è palesemente una falsità, bensì è stato salvato dalla legge sulla prescrizione e “incidentalmente” dal suo stesso governo del 2001-2006 che ne accorciò i termini e decriminalizzò l’imputazione di falso in bilancio di cui era accusato. Berlusconi dovrebbe essere un monito per noi riguardo cosa succede quando permetti ad un uomo di dominare i media, e quando gli interessi dei governi e dei grandi affaristi si intrecciano.
Ma cosa accadrà adesso? Berlusconi ha ottenuto una vittoria molto più decisiva di quanto gli esperti si aspettassero e governerà adesso in una coalizione con la Lega Nord, un partito anti-immigrazione a favore del federalismo, il quale è stato l’altro grande vincitore delle elezioni. Ci si può aspettare che il suo governo duri più a lungo del suo debole predecessore di centro-sinistra. La rappresentazione dei partiti nel parlamento italiano si è semplificata drasticamente grazie a queste elezioni, che è sicuramente un aspetto positivo, ma senza alcun rappresentante comunista o socialista – per la prima volta dal 1946 – c’è pericolo che in risposta al programma del nuovo governo si verifichino dei fenomeni di attivismo extra-parlament are.
L’Italia ha delle corti ed un Presidente che agiscono sul governo come garanti della costituzione, così c’è qualche speranza che possano frenarlo – anche se durante la campagna elettorale, Berlusconi ha proposto minacciosamente che tutti i PM e i giudici si dovrebbero sottoporre a dei test di sanità mentale. Il suo governo sarà probabilmente più corporativista che di libero mercato, perlomeno a giudicare dall’evidenza di una campagna nella quale ha promesso di bloccare la vendita della fallimentare Alitalia alla Air France-KLM. Questo intervento ed ogni altro aiuto da parte dello stato lo porteranno in conflitto con la commissione europea; e un probabile incremento del deficit di bilancio italiano – grazie ai promessi tagli alle tasse e rialzi delle spese – lo faranno entrare in conflitto anche con i governi dei paesi membri.
Nel qual caso la cosa importante è che lo lascino solo. Né Gordon Brown né alcun altro leader Europeo dovrebbe ripetere l’infamante servilismo verso Berlusconi esibito da Tony Blair, che ha dimostrato come questo supposto idealista non avesse affatto alcun principio. Saranno tenuti trattare il primo ministro italiano con la gentilezza diplomatica che è dovuta ad ogni capo di un governo Europeo, ma non dovranno andare più in là di questo. Le vacanze di Brown sarebbero meglio spese in Dorset piuttosto che in Sardegna.TRAD. A cura di Guido
Le nostre iniziative:
Ultimi articoli:





Leave a reply