March 19, 2010 - Fri
Associazione Grilli Parlanti
Una voce indipendente a Siena e provinciaDì la tua: Il Partito Democratico a Siena
Da Il CittadinoOggi:
Il PD senese presenta il suo “dream team”
SIENA. Tre donne e due uomini, ‘per una volta noi femminucce siamo più dei maschietti’, con questa nota di soddisfazione da parte dell’assessore regionale all’agricoltura, Susanna Cenni, e candidata per il Partito Democratico alle prossime elezioni politiche si riassume la manifestata volontà di fare qualcosa di nuovo in politica.
Il più giovane della compagnia è Alberto Taccioli, senese di 28 anni e segretario comunale di Monteroni d’Arbia.…
C’e’ anche una senesità in crisi economica, secondo quando denuncia Licia Rossi di Chianciano, candidata al Senato.
…
Il ministro uscente per le politiche della famiglia, la sinalunghese Rosy Bindi, sente che l’aria sta cambiando. ‘Il recupero che i sondaggi assegnano al PD è nelle cose. Vi garantisco che anche nel nord est il vento sta cambiando’. Per Bindi il nostro territorio è ‘il terreno fertile su cui costruire la nuova italia’.
…
Il poliziano Franco Ceccuzzi, parlamentare uscente e membro della commissione finanza della Camera, vede questa squadra di candidati senesi come una garanzia per il territorio e la regione. ‘Faranno da collante fra la Toscana e Roma, passando da Siena’.
Cosa ne pensate di questi candidati senesi del PD ? Dì la tua !
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4 Responses for "Dì la tua: Il Partito Democratico a Siena"
Buffoni…potevate chiamarvi direttamente Grillo per cerare di acchiappare un po di voti…
Gentile Marco,
guarda che noi non siamo affatto coinvolti in questa buffonata politica che specula sul Ns nome e sul nome del comico Beppe Grillo !!!!!
Leggi per bene i post sul sito….
Michele
INTERVISTA CON ROBERTO ZACCARIA.
Televisione: dal monopolio al monopolio
di Laura Tussi
• Mai come in questi anni, tutto il mondo della comunicazione è stato sottoposto ad una tale sollecitazione all’innovazione, al cambiamento e ad uno specifico stravolgimento di riferimenti tradizionali, culturali e di mercato.
Il processo evolutivo che ha riguardato la comunicazione è cambiamento e l’innovazione investe soprattutto l’intera società. Naturalmente la comunicazione si rivela come elemento sensibile della società stessa e registra questi mutamenti e cambiamenti innovativi in maniera più marcata e importante. È evidente che ciò che riguarda il rapporto di relazione tra i soggetti anche su scale sempre più ampie naturalmente presenta un’incidenza marcata come i cambiamenti generali che nella comunicazione presentano una valenza esponenziale.
• Il servizio pubblico nel settore della comunicazione è fondamentale nella vita di una nazione civile. E’ servizio per il pubblico, deve offrire informazione pluralista, formazione culturale e intrattenimento di qualità. Risponde all’esigenza di promuovere la cultura, la conoscenza, lo sviluppo umano, la ricerca e l’innovazione, in sintonia con i principi stabiliti dalla Costituzione italiana.
Il servizio pubblico è un diritto di tutti i cittadini, nato in Europa e confermato da precise politiche nei paesi Europei. E’ ancora più indispensabile in un momento come questo, in cui anche a causa dei meccanismi della globalizzazione economica, è sempre più difficile assicurare ai cittadini un’informazione svincolata da interessi particolari.
Il servizio pubblico ha un senso se i privati tutelano in maniera adeguata i valori che derivano dalla costituzione, quali l’uguaglianza, la parità dei diritti sia in modalità attive ossia nella possibilità di comunicare, di trasmettere, di esprimersi, sia in forma passiva come il diritto ad avere informazioni e a poterle scegliere.
Quindi non occorre pensare che il servizio pubblico sia una sorta di valore valido in ogni epoca, nello stesso modo. Negli Stati Uniti, paese da molti punti di vista più avanzato del nostro come garanzie e diritti, il servizio pubblico presenta un ruolo estremamente marginale. I servizi pubblici invece hanno un ruolo molto importante in Europa dove praticamente sussistono problemi, come in Italia, di garanzie individuali uniformi su tutto il territorio. Il concetto di servizio pubblico non va affrontato come un aspetto permanente, ma come un concetto transitorio che serve per attribuire effettività all’articolo tre della costituzione che cita ”lo Stato rimuove gli ostacoli di fatto che impediscono ai cittadini il pieno godimento dei diritti fondamentali”. Un diritto fondamentale è quello di scegliere e produrre l’informazione, ma siccome non tutti hanno la possibilità di produrre informazione, almeno occorre scegliere l’informazione su misura. Se queste condizioni non sussistono il servizio pubblico nella televisione serve per evitare che il cittadino debba praticamente limitarsi ad una scelta tra due offerte quasi uguali. Se si pensa che il servizio pubblico sia un valore assoluto nell’informazione si cade in un errore.. Il servizio pubblico naturalmente per essere valido e auspicabile deve essere veramente pubblico, perché se diventa dominio dei partiti, allora il servizio pubblico scade ad un livello di molto minore appetibilità. E’ evidente che se si considera il servizio pubblico come un limite che non offre libertà di scelta rispetto ai contenuti e alla qualità dei contenuti, esso viene meno alla sua funzione valoriale ideale. Quindi non è un valore assoluto, ma relativo e di conseguenza deve essere universale, deve garantire tutti e la qualità dei contenuti.
• In Italia si avverte “un’emergenza costituzionale in materia d’informazione, perché potere mediatico e potere politico sono insieme come in nessun altro luogo del mondo”.
Nella maggior parte dei paesi moderni, quando una libertà di informazione si collega e si coniuga rispetto all’impresa come condizione per un suo esercizio efficace, è inevitabile che soprattutto se questa impresa diventa una multinazionale, come per esempio anche un motore di ricerca in Internet, se legato a una multinazionale, assume un peso oligopolista o monopolista. La tendenza all’oligopolio in questa materia è generale in quasi tutti i paesi ad economia di mercato avanzata. In Italia siamo partiti da una situazione in cui la televisione era un monopolio pubblico, per arrivare ad una circostanza di monopolio privato, ossia il titolare della televisione, che scadeva praticamente nel controllo di una sola famiglia. La tendenza all’oligopolio è universale nei paesi a economia di mercato. La tendenza al monopolio è una degenerazione che si è verificata in Italia in determinati periodi e che naturalmente rappresenta il pericolo maggiore. Da questo punto di vista la situazione italiana è sempre stata considerata un laboratorio, in questo caso preoccupante, di quello che in seguito è accaduto in altri paesi, dove subentra sempre questo tipo di influenza sui media, anche se in modalità differenti. La situazione italiana presenta caratteri generali molto simili a quelli di altri paesi e con una esasperazione che deriva da un fatto, nella non risoluzione di due problemi fondamentali: la legge antitrust e la legge sul conflitto di interessi. Se non si risolvono questi due nodi, quella che appare come una fisiologia, la tendenza verso l’oligopolio, quando la libertà è esercitata da imprese di grandi dimensioni, diventa una patologia irreversibile.
• Quanto il problema del conflitto d’interessi e della libertà d’informazione è prioritario per il Centrosinistra?
La coalizione di centrosinistra è presente in tutti i livelli del governo: regionale, provinciale e comunale. Il problema è che a livello nazionale dobbiamo affrontare una legge elettorale che lascia due strade, o delle coalizioni ingovernabili e non governanti o coalizioni interpretate da partiti guida. In questo momento a livello nazionale stiamo gestendo una cattiva legge con un comportamento virtuoso, tramite partiti guida. Però naturalmente è una semplificazione pericolosa, soprattutto con una legge elettorale come quella attuale. Nel programma del partito democratico la legge sul conflitto di interessi è un tema che viene posto, più che sotto la voce informazione, sotto “economia”. Perché effettivamente il conflitto di interessi è una categoria a spettro ampio. La legge sul conflitto di interessi attiene ad una dimensione economica. Non si possono avere interessi economici rilevanti e gestire la cosa pubblica. Perché in maniera pressochè inevitabile subentra il conflitto. Quindi la legge tende a sostenere che colui che ha interessi al di sopra di un certo livello economico deve affidare le proprietà ad un amministratore che si comporta in maniera tale da rendere all’oscuro il proprietario degli interessi dalla gestione degli interessi stessi. Berlusconi ha sempre impedito che si facesse la legge antitrust vera, come l’Europa chiede di fare e come la corte costituzionale si aspetta. Quando parliamo di informazione, la legge specifica è quella antitrust. Quando parliamo di economia, prendiamo in considerazione la legge sul conflitto di interessi. Naturalmente nel caso italiano i due aspetti si sovrappongono perché il principale uomo politico, in questo momento dell’opposizione, si trova nella condizione di essere interessato a una legge antitrust a quella sul conflitto di interessi.
Laura Tussi
INTERVISTA CON NANDO DALLA CHIESA.
Dialogo sopra le diversità culturali.
di LAURA TUSSI
1. Come colloca la Sua storia di formazione, le esperienze culturali ed educative, rispetto al personale impegno sociale e politico?
Tutta l’ esperienza di vita è formativa. Quello che si è fatto, realizzato e interiorizzato durante l’infanzia e l’adolescenza diventa elemento ed evento che influisce in seguito sul modo in cui ci si comporta e ci si atteggia nell’impegno sociale, formativo e civile rispetto alle modalità con cui si considera la cultura.
Non riuscirei a togliere nulla della mia vita per capire e comprendere quali siano le scelte personali in un certo momento e pensare come impegnarmi su un tema o sull’altro, in un aspetto o nell’altro e perché compio una certa decisione.
Davvero possiamo considerare i ricordi, dai gesti e dalle parole compiute dalle persone care, dal ricordo dei genitori, dei libri letti, dagli insegnanti, all’esperienza universitaria, al periodo del sessantotto, appena mi affacciavo all’età adulta, alla vicenda di mio padre. Penso che tutta la vita mi ha forgiato e fomentato anche aggressivamente e spinto ad assumere determinati impegni in campo civile, politico e culturale.
2. Come può il centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?
Lo spirito di apertura, di interscambio e di confronto vicendevoli portano a considerare gli interlocutori, le culture altre, le biografie collettive di minoranze come dati di vita e di diversità intraculturali che devono essere interpretate con sapere e approfondite rispetto al futuro e al passato con esperienza e consapevolezza appunto.
Occorre essere responsabili e consapevoli che il futuro non è solo la somma di molteplici tradizioni e biografie, ma soprattutto una sintesi di valori che sembrano divisi e divergenti, ma si elaboreranno come uniti nelle rispettive diversità tramite la costruzione e la raccolta ed elaborazione di biografie e autobiografie intelligenti.
E’necessaria molta serietà perché non è un lavoro facile, perché ogni cambiamento incide sulle condizioni dell’esistenza, della vita di ciascuno, rispetto alle aspettative, sulle paure di chi è più debole, fattori che vanno considerati in questo momento processuale di costruzione del nuovo.
Questa è la fase più difficile per la sinistra perché si apre un innovativo percorso e si sviluppa un processo di evoluzione, di apertura, di confronto e condivisione, perché nessun cambiamento lascia le situazioni nuove uguali alle precedenti, con gli svantaggi delle condizioni che generano pregiudizio.
Le ondate migratorie sono così improvvise e repentine e incidono e coincidono anche con l’invecchiamento della popolazione portando paura, diffidenza e indisponibilità all’incontro, nel confronto con le diversità, attuabile invece attraverso un lavoro e un impegno concreti nel rimuovere le cause dei pregiudizi, attraverso l’informazione culturale, chiamando ogni persona alle proprie responsabilità civili.
3. Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e le negatività più salienti?
Le dittature vanno dai grandi emirati, ai potentati fondati sul potere delle dinastie, dalla Siria, ai leader libanesi e con forme di ingerenza terroristica. Tutto il mondo è impegnato nella ricerca della democrazia che è un valore da consolidare e da esportare.
Strategie internazionali sono necessarie e auspicabili, ma difficili da sviluppare, anche perché le questioni legate alle minoranze si scontrano con la real politic e le ragioni della diplomazia.
Occorre che ci siano entità sovranazionali capaci di riconoscere certi diritti e tutelare e salvaguardare nelle forme consentite dalla diplomazia le minoranze oppresse. I partiti possono avere ruoli diversi con iniziative incisive, creando movimenti di opinione anche per mezzo della stampa. Sussiste comunque un problema soprattutto culturale. L’idea di boicottare il salone del libro di Torino solo perché dedicato ad Israele è sintomo di intolleranza. A volte si mettono in circolo atteggiamenti razzisti e discriminatori. Occorre molta responsabilità.
4. La Shoah ha precipitato l’umanità verso un abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di negazione di ogni tipologia di diversità all’interno della società? Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?
Sono motivato e spinto dalla mia vicenda personale a leggere i libri che riguardano l’accettazione sociale della violenza, la nascita del nazifascismo e la tragedia dell’Olocausto. Questi eventi sono realmente avvenuti dopo le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e sulla tutela dei prigionieri di guerra. Non credo comunque che l’uomo abbia imparato dalla Storia. Occorre molta responsabilità da parte degli Stati, dei partiti, dell’opinione pubblica con l’intervento degli intellettuali, con cittadini responsabili che devono conoscere il teatro degli eventi storici.
Laura Tussi
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